erboristeria monastica

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Laboratori monastici

Molti monasteri e abbazie del medioevo, subito dopo la caduta dell'Impero romano, rimasero gli unici ambiti in cui era possibile accedere a un sapere di alto livello, ossia in cui le conoscenze dei tempi precedenti trovarono una possibilità di studio e conservazione, nonché di diffusione seppure con le tecniche allora usuali, ossia la copia a mano degli antichi codici classici. 

Insieme ai codici di filosofia e ai testi della grande letteratura classica, furono salvati dall'oblio anche molti codici "scientifici" di classificazione della natura vegetale e animale. E anche prontuari erboristici, diremmo oggi, sulle virtù e l'uso di molte piante... Furono prodotti libri di rimedi a base di erbe, e uno dei più famosi è il gallese Red Book of Hergest, databile attorno al 1400, ma senza dimenticare le opere di Hildegarda di Bingen (1098-1179) oggi riscoperte in tutta la loro valenza.

Inoltre con la caduta dell'impero romano una delle tante conseguenze era stato l'abbandono della manutenzione delle principali vie di comunicazione e quindi la loro impraticabilità. Le abbazie che già comprendevano in comunità un fratello speziale - ossia qualcuno capace di utilizzare le piante per la cura delle comuni patologie organiche dei fratelli - si trovarono sempre più spesso ad offrire i propri servigi alle popolazioni che man mano di andarono aggregando intorno ad esse, dove trovavano protezione, lavoro, sostentamento.

Nel 529 era stato fondato da San Benedetto da Norcia il Monastero di Montecassino e la Regola di San Benedetto - presto diffusasi come regola di vita cenobitica in tutta l'Europa - stabiliva che "prima di tutto deve essere posta attenzione ai malati, che devono essere serviti in verità, come Cristo lo è". La medicina monastica era considerata quindi come parte del dovere religioso, con pagamenti effettuati alla chiesa o all'abbazia piuttosto che al religioso direttamente. Ebbe la caratteristica di dare asilo a studiosi e curare gli ammalati. In contemporanea fiorì anche una medicina laica (ad esempio, la Scuola medica salernitana).

Così, con il concetto di carità nacquero gli ospedali, in un primo tempo intesi come luoghi di accoglienza per deboli (poveri, pellegrini, ammalati, vecchi, neonati o infanzia abbandonata), poi successivamente come strutture dedicate alle cure delle malattie. Quasi la metà degli ospedali nell'Europa medioevale era direttamente affiliata con un monastero od altre istituzioni religiose. Molte imitavano le comunità religiose, formulavano precise regole di condotta, richiedevano un unico tipo di vestito, ed integravano i servizi e di culto nella loro routine quotidiana.
Nel campo terapeutico venne data molto importanza all'utilizzo dei semplici, ovvero alla coltivazione e alla preparazione delle piante medicinali. Moltissimi conventi si dotarono di un orto di piante medicinali e di un'infermeria. Per certi versi nell'Alto Medioevo il convento divenne un luogo di sintesi tra una medicina più dotta, erede di Ippocrate e Galeno, e una medicina più povera (i semplici), applicata al nuovo contesto della cura del corpo e dell'anima.

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Oggi

Alcuni monasteri hanno conservato, adattandola ai tempi e alle moderne conoscenze, l'antica tradizione erboristica del proprio monastero; altri l'hanno riscoperta più recentemente per passione. Alcuni altri hanno conservato del proprio passato solo alcune "ricette" di rimedi passati alla storia.

Di seguito alcuni:


L'officina monastica

 

 

 

 

 

 

 

 

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